Con un anno di celebrazioni ed eventi culturali, nel 2022 si festeggiano i 900 anni della Cattedrale di Piacenza.

festeggiamenti per i 900 anni della cattedrale di piacenza

Il 1122 è la data incisa sul portale destro della nostra cattedrale. Una data importante, quella da cui questa storia lunga 900 anni prende inizio. In quel tempo non esisteva un palazzo comunale, che sarebbe stato compiuto solo più di un secolo più tardi, e la cattedrale e il palazzo vescovile concentravano in sé vita religiosa e civile. Le formelle dei paratici, finemente scolpite sulle imponenti colonne, testimoniano come la costruzione del grandioso tempio fu sostenuta da tutta la città: l’intera comunità si strinse intorno al proprio vescovo per innalzare, sopra le casupole di legno e paglia, una monumentale architettura, divenuta presto simbolo e orgoglio della città stessa.

Nasce così, con questa forte connotazione di partecipazione e appartenenza, l’Ecclesia Mater. Il progetto viene concepito con la consapevolezza e il desiderio della collettività di lasciare qualcosa di importante di sé alle generazioni che sarebbero seguite, certi che la tanta bellezza di questo tempio avrebbe costituito una solida “casa di valori” per il futuro della nostra comunità.

La chiesa cattedrale viene eretta a partire dal grande terremoto del 1117, che aveva certamente danneggiato la precedente chiesa di Santa Giustina. La costruzione prende il via dalla facciata e dalle absidi, prosegue con l’innalzamento dei muri perimetrali, poi poco alla volta ingloba la precedente chiesa, procedendo parallelamente alla sua demolizione. Un processo lento, che vedrà pieno compimento solo intorno al 1235, segnando metaforicamente un cambiamento interno alla Chiesa piacentina, dove nulla si crea dal principio, ma piuttosto dove tutto si trasforma. Si parte da ciò che c’è e che si conosce, per dare vita al nuovo, che ha radici solide nella storia che lo precede.

La cattedrale deve meravigliare, erudire, porre l’uomo di fronte alle proprie fragilità e indicargli una via sicura. La facciata prende gradatamente forma nelle sculture dei maestri Wiligelmo e Nicolò: si popola di una storia di fede che continuerà a parlare con forza in ogni tempo, in una continua tensione tra bene e male, tra vita e morte. È così che la cattedrale diviene a poco a poco emblema della città, luogo del silenzio e della preghiera, prezioso scrigno d’arte. I 900 anni della cattedrale sono in qualche modo anche i 900 anni della nostra città, con le alterne vicende del tempo che si sono succedute.

Vita umana e vita religiosa si sono qui incrociate, cultura e spiritualità si sono vicendevolmente arricchite.  Da qui l’idea di un coinvolgimento corale delle principali istituzioni cittadine (la diocesi di Piacenza-Bobbio, il Comune di Piacenza, la Provincia di Piacenza, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Camera di Commercio di Piacenza, la Soprintendenza BAP di Parma e Piacenza, l’Università Cattolica, oltre a numerosi istituti e associazioni culturali del territorio, e la fondamentale partecipazione di Regione Emilia Romagna) per costruire insieme un calendario di eventi che muove su più fronti: dalle conferenze ai convegni di studi, dalle rassegne musicali alle rappresentazioni teatrali, pubblicazioni, visite guidate, attività didattiche, restauri, video mapping e molto altro. Per dare attuazione a questo ambizioso progetto le istituzioni hanno sottoscritto un comitato di scopo aperto, dal quale ha preso vita un comitato di indirizzo con il compito di definire, coordinare e monitorare il corso delle iniziative. L’invito rivolto a tutti i piacentini è quello di guardare alla cattedrale nel 2022 con particolare attenzione, ricordando che essa è simbolo della nostra comunità che i nostri avi ci hanno lasciato con sentimenti di speranza, certi che in ogni tempo ci avrebbe invitato a riflettere, che sarebbe stato un costante aiuto a leggere il presente e tracciare nuovi cammini. È nostro dovere celebrarne la memoria.

"La nostra patria è nei Cieli", scrive San Paolo (Fil 3,20). Al di là di ogni contrapposizione tra cielo e terra, tra presente e futuro l'affermazione dichiara che l'orizzonte è aperto, il presente ha un futuro, il futuro non è disponibile se non perché è donato. Sembra che oggi una tale visione sia ben poco rappresentata. La nostra patria è qui. È il segno di come oggi tale prospettiva risulta essere impegnativa, da credere e da comprendere. Eppure anche nelle recenti vicende di lutti sono nate spontanee le domande relative al destino delle persone care: e ora, dove sarà? Dove sono questi "Cieli" di cui parla l'Apostolo? Sta risultando evidente che una terra senza cieli soffoca e diventa invivibile, non abitabile. Chi ha iniziato a costruire la Cattedrale di Piacenza nel 1122 non ne ha visto la fine, che è avvenuta verso il 1235. Chi ha posto mano per primo a questa "mirabile impresa" credeva alla possibilità concreta per lui e per ogni uomo e donna di entrare in questi Cieli, di sperimentarne il calore, l'abbraccio di Dio, in una parola sola, la vita eterna, senza fine. Questa immensa chiesa era per lui come una porta verso l'Eterno, verso Dio, il luogo di un rapporto di amicizia che non sarebbe finito mai. La Cattedrale, di cui festeggiamo i 900 anni, nasce dalla volontà di una città intera di darsi un segno concreto della presenza di Dio. Lo ha fatto in modo maestoso, seguendo una spinta che attraversava l'Europa in quel tempo da nord a sud, da est a ovest. Infatti si assiste al sorgere di una distesa di Cattedrali, ognuna delle quali voleva manifestare il cuore della propria identità. Non si può negare la pre senza di uno spirito di emulazione, ma la durata dell'impresa non era in grado di sostenere il peso della fatica se non ci fosse stata una motivazione di fede che andava ben oltre ogni ambizione sociale e/o politica. Ogni generazione si percepiva parte di un progetto che la sorpassava, sentiva di contribuire a dare forma a qualcosa che rap presentava il futuro. Il proprio lavoro non era pensato a proprio uso e consumo ma a servizio delle generazioni future. È una grande le zione per noi che, al contrario, misuriamo il nostro lavoro sul ritorno immediato, sui benefici che possiamo raccogliere. In realtà non c'è fatica che non sia investimento sul futuro, che non abbia la sua destinazione in ciò che ci supera. I Piacentini, animati dal desiderio di costruire uno spazio per ritrovarsi insieme e per ricordarsi del legame di dipendenza con Dio, hanno dato vita alla Cattedrale attraverso l'impegno delle corpora zioni che animavano la città. Sono così riusciti a far sorgere un edificio che si imponeva su tutti gli altri, che richiamava immediata mente l'identità civile oltre che religiosa. Hanno saputo unirsi e re stare uniti, in un tempo di vivacità culturale e commerciale com'era il XII secolo. Il mondo usciva dalle secche e dal non facile rimesco lamento di culture seguito al crollo dell'impero romano. L'arrivo di nuovi popoli aveva sconvolto lo scenario politico e sociale, ma la fede aveva contribuito a rappacificarlo e a stabilizzarlo. La fede cristiana, tenuta viva dall'alacre opera dei monasteri, era l'anima degli inizi del secondo millennio. In tale contesto di 'spaccatura' c'era bisogno an che di un'opera che simbolizzasse la comune ricerca di unità. Ancora più in ragione della distruzione provocata qualche anno prima da un terribile terremoto. Costruire e ricostruire per dare vita ad un nuovo inizio. Il risultato di quell'impresa permette ancora oggi di beneficiare di un percorso spirituale. Lo stile architettonico, con le sue linee caratteristiche, per mette a chi entra in Cattedrale di introdursi in un percorso ver so l'alto e verso la luce, indirizzati dai raggi che oltrepassando il rosone della facciata conduco che rappresenta Maria. Quando si entra in essa si è catturati dall'armonia dell'edificio. L'altezza orienta lo sguardo verso l'alto, allo stesso modo che la sua ampiezza invoca la presenza di altri. La semplicità delle linee e delle decorazioni favorisce il raccoglimento, ma allo stesso tempo la presenza della verticalità delle colonne conduce a ritrovare se stessi nello sguardo dall'alto. Gli elementi architettonici attorno ai quali è stato costruito lo spazio sacro della Cattedrale sono le coordinate umane e spirituali attorno alle quali è necessario intrecciare il tessuto umano e civile, oltre che ecclesiale, delle nostre comunità. Questo cammino ci apre ad una certezza: Dio non è lontano, abita veramente in mezzo al suo popolo. Dio continua ad essere fe dele, anche in un tempo come quello della pandemia che ha destabilizzato tutto e tutti. Entrare in Cattedrale è lasciarsi condurre verso un Amore che ci viene incontro e che ci rappacifica. "Aprirsi all'amore di Cristo - scriveva Giovanni Paolo II nel. l'Esortazione apostolica Redemptoris Missio nel 1990 - è la vera liberazione. In lui, soltanto in lui siamo liberati da ogni alienazione e smarrimento, dalla schiavitù al potere del peccato e della morte. Cristo è veramente la nostra pace» (Ef 2,14)". Fare ancora oggi questa scoperta ci aiuta a convincerci che siamo in presenza di un dono. Questa Cattedrale non è un bene solo dei cattolici o dei praticanti che vanno a messa la domenica. Questo luogo è di tutti. In una società plurale, come la nostra, dove più tra dizioni culturali e religiose si confrontano e convivono, la Cattedrale è un forte richiamo all'anelito che ci accomuna, è invito a testimoniarci la bellezza di camminare e di costruire insieme. La pandemia ci ha fatto capire che o ci si salva così, oppure si è perduti: nelle famiglie, nelle aziende, nell'educazione delle nuove generazioni. Di fronte a noi si apre un cammino. Questo centenario di fon dazione evoca la fondazione che oggi ci riguarda: quella che è richiesta all'inizio di questo millennio. Per chi crede in Cristo essa rinvia al fondamento su cui costruire: si tratta di radicarsi, di ap poggiarsi su quel gesto d'amore gratuito da cui siamo rinati e da cui ripartire sempre il battesimo; per chi è alla ricerca di un senso della vita o chi vive un'altra esperienza religiosa, questo spazio aperto abbraccia tutti e tutte in un'esperienza di fraternità. "Nessuno si salva da solo", come ha sottolineato papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2021: nella pande mia del Covid-19 "ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme". Abbiamo voluto chiamarla "tenda del cammino", il luogo dove può sostare chi si sperimenta come il nomade. Nel deserto. Sarà tenda dell'incontro se riusciremo a renderla tale. Per noi e per tutti.
Mons. Adriano Cevolotto
Vescovo di Piacenza-Bobbio

enti promotori

CURIA VESCOVILE DI PIACENZA - BOBBIO

REGIONE EMILIA ROMAGNA

COMUNE DI PIACENZA

FONDAZIONE DI PIACENZA E VIGEVANO

CAMERA DI COMMERCIO DI PIACENZA

COMITATO D'ONORE

s.e. mONS. aDRIANO cEVOLOTTO

avv. Patrizia Barbieri

ing. Roberto reggi

avv. filippo cella

COMITATO D'indirizzo

manuel ferrari, diocesi di piacenza- bobbio

Jonathan papamarenghi, comune di piacenza

mario magnelli, fondazione di piacenza e vigevano

alessandro saguatti, camera di commercio di piacenza

antonio giuseppe maria chizzoniti, universita' cattolica del sacro cuore - Piacenza

sami tawfik - associazione europea delle vie francigene

loredana Mazzocchi - ordine degli architetti di piacenza

Giuseppe Bersani - sindaco del comune di castell'arquato (PC)